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Indice - Table of Contents

1.  How can urban context maintain urban identity and sustainability?: Evaluations of Taormina (Sicily) and Kyrenia (North Cyprus)

Derya Oktay  
I centri abitati con un’identità ben definita rivelano che l’elemento maggiormente determinante del carattere urbano è il contesto locale, formato dalla sommatoria di tutti gli elementi fisici e naturali e, in particolare, l’ambiente creato attraverso le generazioni. A tal proposito, considerando che la scomposta, spoglia e marginale città pianificata attorno all’automobile e descritta come un ambito urbano decentrato, privo di confini e carattere non è stata a lungo considerata sostenibile, il distretto e lo spazio pubblico potrebbero essere reputati come una parte vitale del paesaggio urbano con le loro proprie qualità. D’altro canto, la percezione umana delle forme visuali, che crea la significativa apparenza del contesto edificato, ostenta chiaramente il modo in cui facciamo uso della città e si concretizza in relazione alle seguenti caratteristiche: lo stile e le proporzioni degli edifici, i loro colori e materiali, il fattore accattivante delle relazioni tra edifici e spazi, alberi e paesaggi, il profilo dell’arredo stradale, i segni e le superfici del piano. Comunque, poiché l’identità è correlata al “carattere” di un’area, è importante fare una distinzione tra il concetto di carattere e quello di aspetto; perché il “carattere” ha una dimensione puramente visuale o spaziale e non può essere automaticamente ottenuto seguendo l’attuazione di un nuovo schema di disegno urbano. Sulla base di simili concetti, il presente articolo offre un’introduzione teorica alla nozione di contesto urbano locale, ne fornisce un’analisi esemplificativa attraverso l’esame di due centri abitati dell’area meditarrenea (Taormina in Sicilia e Kyrenia a Cipro Nord) ed individua alcune chiavi oggettive utili a disegnare/ridisegnare strategie mirate alla crescita dell’identità e della sostenibilità urbane.

 
The cities with distinctive identities reveal that the most significant determinant of the urban identity is the local urban context that is formed by all elements of the physical and natural elements and, in particular, the urban environment created over generations. In this regard, acknowledging the fact that the sprawl, the strip and edge city which are planned around the automobile and described as a decentred urban field with no boundaries and character are no longer considered sustainable, the district and the public domain should be acknowledged as a vital part of the urban landscape with their own qualities. On the other hand, the human perception of the visual forms, which creates the meaningful ‘appearance’ of the built context However, since identity is related to ‘character’ of an area, it is important to make a distinction between character and appearance; because, character has more than purely a visual or spatial dimension, and it cannot be instantly achieved following the implementation of a new urban design scheme. Considering these ideas and concepts, this paper firstly provides a theoretical introduction to the notion of local urban context, secondly provides an analysis of the local urban context in two towns with distinctive identities in the Mediterranean, Taormina in Sicily and Kyrenia in Northern Cyprus, and finally determines some key objectives for design/re-design strategies with a view to enhancing urban identity and sustainability based on the results of the two case studies.

2.  The Loss of the Kosovo Cultural Heritage

Fabio Maniscalco  
Comunemente, sono considerate operazioni di sostegno della pace la “conflict prevention”, la “peace making”, la “peace keeping”, la “peace enforcement”, la “peace building” e la “humanitarian aid”. Eppure, nel marzo del 1999, con l’intervento militare nella Repubblica Federale Jugoslava, ha avuto origine un nuovo genere di “operazione bellica” che vede il coinvolgimento di più Potenze alleate contro Stati sovrani con lo scopo presunto di ristabilire la pace e/o la sicurezza internazionale.
Nel presente articolo viene esaminata la situazione del patrimonio culturale del Kosovo che, a circa sei anni dall’intervento delle truppe della NATO, continua ad essere a rischio di distruzione anche a causa dell’inadeguatezza delle truppe della “Kosovo Force” e del disinteresse della Comunità politica internazionale.

 
“Conflict prevention”, “peace making”, “peace keeping”, “peace enforcement”, “peace building” and “humanitarian aid” are typically assumed to be operations to maintain peace. However, in March 1999, the military intervention in the Federal Republic of Yugoslavia represented a new type of “war-operation” which saw the involvement of several Powers allied against Sovereign States, presumably with the aim of restoring peace and/or international security.
This article looks at the situation of cultural property in Kosovo which, six years after the intervention of NATO troops, is still at risk of destruction because of the inadequacy of the Kosovo Force troops and the lack of interest on the part of the international political community.

3.  The Byzantine and Early Islamic settlement of Khirbat Shuwayka

Ibrahim Abu A'mar, Marwan Abu Khalaf, Salah Al-Houdalieh, Robert Hoyland  
Il sito di Khirbat Shuwayka è ubicato nel settore meridionale della moderna città di Ramallah/el-Bira, sull’antica strada che conduceva da gerusalemme a Nablus. Nel presente articolo sono illustrati I risultati conseguiti nel corso della campagna di ricerche archeologiche condotte, nel 2003, dalle università “Al Quds” ed “Oxford”. Ricerche che hanno consentito l’individuazione di un complesso residenziale (a nel nord-ovest); una chiesa (a nord-est) ed un complesso per la produzione vinicola (a sud-est). Il sito di Khirbat Shuwayka fu occupato soprattutto in epoca bizantina (IV-VII sec.) e nei periodi Umayyad e Abbaside (VII-XI sec.).

 
The site of Khirbat Shuwayka lies on the south side of the modern Ramallah/el-Bira on the ancient road from Jerusalem to Nablus. This article covers the excavation of 2003 season which was shared between Al-Quds University and Oxford University. The results indicate the emerge of three distinct archaeological features: a residential complex in the northwest, a church in the north east and a winemaking installation in the south east of the site. The principal occupation of the site was in the Byzantine period (4th-7th centuries), and later in the Umayyad and Abbasid periods (8th-10th centuries) as a complex of simple domestic dwelling were uncovered.

4.  Il patrimonio culturale in Medio Oriente fra Jihad, Intifada e "Guerra al terrorismo"

Fabio Maniscalco  
Nel corso della lunga ed interminabile crisi in Medio oriente, un notevole numero di beni culturali e cultuali è stato distrutto, danneggiato o trafugato dalla diverse fazioni. Il presente articolo esamina i danni subiti dal patrimonio culturale della Palestina e del Libano nel corso degli ultimi anni.

 
During the long-lasting and endless crisis in the Middle East, a huge amount of cultural and religious heritage has been destroyed, damaged or stolen by conflicting factions. This article focuses on the damage to Palestinian and Lebanese cultural property over the last years.

5.  The Archaeological Sites of the Rohri Hills (Sindh, Pakistan): the Way they are Being Destroyed

Paolo Biagi  
Il presente lavoro riguarda le colline di Rohri (Rohri Hills) nel Sindh Settentrionale (Pakistan) ed i siti archeologici che sono stati scoperti sulla sommità dei tavolati calcarei, e lungo i margini di questi ultimi. Si tratta di una delle aree archeologiche più ricche del paese, nella quale sono stati riconosciuti migliaia di siti attribuibili a diversi periodi della preistoria dal Paleolitico più antico all’età del Bronzo oltre che all’epoca Buddista, quali ad esempio Seeraj.
Per quanto riguarda le stazioni preistoriche si tratta per lo più di officine litiche, dato che le colline di Rohri rappresentano una delle fonti di approvvigionamento della selce più importanti del Subcontinente Indiano. Durante gli ultimi sessant’anni, lo sfruttamento del calcare dei tavolati, in un primo momento limitato alla regione più settentrionale delle colline e condotto in modo artigianale, si è moltiplicato di intensità diventando un’attività industriale vera e propria diffusa in quasi tutta l’area delle colline. Questo fatto ha portato e sta tuttora portando alla distruzione di centinaia di siti di epoca preistorica ed anche storica, quali ad esempio la città Buddista di Seeraj ed il grave danneggiamento dell’antica capitale del Sindh, Aror.

 
The scope of this paper is to discuss the archaeological sites of the Rohri Hills (Upper Sindh, Pakistan), which are at present heavily in danger. The Rohri Hills are one of the most important archaeological areas of the Indus Valley in which thousands of prehistoric sites, which cover a long time-span between the Early Palaeolithic and the Harappan Bronze Age, have been discovered. Most of them consist of flint workshops and débitage scatters. In fact the hills represent one of the most important lithic raw material source of the Indian Subcontinent. During the last sixty years, the exploitation of the limestone deposits, which was first restricted to the northern region of the hills, has highly intensified and became an intensive industrial activity. This fact led to the destruction of hundreds of prehistoric and historic sites and to the devastation of large archaeological areas. The Buddhist town of Seeraj was also destroyed, and Aror, the historical capital of Sindh, heavily damaged.

6.  Hanoi Architecture: Some Observations By A Local And A Tourist

Derham Groves, Dinh Quoc Phuong  
Nel presente articolo sono presentate alcune riflessioni degli autori in merito all’architettura di Hanoi (Vietnam).

 
This article examines sense of place in Hanoi, Vietnam. It discusses the traditional Vietnamese shophouse and looks at how this ubiquitous building type is evolving in Hanoi today.

7.  Dieci anni di Scudo Blu (1996-2006: nascita, potenzialità, limiti e criticità della "Croce Rossa" dei Beni culturali)

Massimo Carcione  
Dieci anni fa nasceva, grazie allo sforzo congiunto dell’UNESCO e delle quattro principali organizzazioni professionali della cultura, l’OnG incaricata promuovere e sollecitare, e se possibile realizzare concretamente insieme agli Stati, l’applicazione della Convenzione de L’Aja del 1954, che era stata sottoscritta mezzo secolo fa nell’intento di proteggere a livello internazionale i beni culturali in caso di conlitti armati. La necessità di demandare questi compiti a una struttura operativa e presente sul territorio, indipendente e prestigiosa quanto lo è da un secolo e mezzo la Croce Rossa Internazionale, era stata individuata da tempo alla luce delle oggettive difficoltà dell’UNESCO; per questo la nascita dell’ICBS e i suoi primi timidi passi erano stati accolti con grandi aspettative e favore dalla maggior parte degli operatori del settore.
L’analisi tracciata nel decennale evidenzia, tuttavia, i grandi problemi e i molti ostacoli che hanno sinora fatto dello “Scudo Blu” – a livello internazionale così come in Italia – un progetto tanto ambizioso quanto velleitario: un’organizzazione disorganizzata (o per meglio dire, una “non-organizazione”) che non solo è ancora lontano dall’essere operativa, ma stenta addirittura ad ottenere riconoscimenti, credito e convinto sostegno dalle stesse istituzioni che l’hanno creato.

 
Ten years ago, thanks to the joint action of UNESCO and four principle organisations of professionals of culture, a NGO was created: it’s aim was to promote, foster and – if possible – to apply in a concrete way, together with Governments, the Hague 1954 Convention, signed half a century ago to protect at an international level cultural property in the event of armed conflicts.
Due to the UNESCO’s objective difficulties and problems in these particular kinds of situations, for a long time it has been known that it was necessary to trust this responsibility to an operational organisation, present on the field, independent, prestigious as the International Red Cross. For this reason, the foundation of ICBS and its first steps were greeted in a very favourable way by the majority of people involved in this field.
However, the analysis shows some big problems and many difficulties which made the Blue Shield - at an international level as in Italy – ambitious but not an adequate project: a disorganised organisation (or, better, no-organisation) which is still far from being operative, and more importantly it is not fully recognised and substained even by the same institutions that created it.

8.  NEWS and DOCUMENTS: I documenti geocartografici sul confine tra Regno di Napoli e Stato Pontificio

Salvatore Diglio  

 

9.  NEWS and DOCUMENTS: Unesco-Icomos Documentation Centre: A specialized bibliographic resource on built heritage

Jose Garcia Vicente  

 

10.  NEWS and DOCUMENTS: An Approach to Conserve Gaza Architectural Heritage through Digital Technology

Farid Al-Qeeq, Usama El-Esawi  

 

11.  Recensioni - Book Reviews

Massimo Cacciari  

 

12.  Recensioni - Book Reviews

Michael Petzet  

 

13.  Recensioni - Book Reviews

Arianna Spinosa  

 

14.  Libri Ricevuti - Books Received

 

 


Copertina
Numero: 2   Anno: 2006
Luglio - Dicembre
 
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